26.11.11

Oltre Marx. L'urgenza della de-proletarizzazione - Bernard Stiegler @ Kainos, nr. 11 (interview by Paolo Vignola)


Paolo Vignola: Ars Industrialis, l’associazione di cui lei è uno dei fondatori, ha pubblicato il suo secondo manifesto nel 2010 (il primo era del 2005), dimostrando un’attenzione politica encomiabile di fronte alla crisi planetaria attuale. In particolare, avete lanciato una proposta economica molto ‘‘filosofica’’ per uscire da questa situazione: l’economia della contribuzione, dei software liberi e della partecipazione civica. Inoltre, Ars Industrialis produce cultura – economica, politica, ma soprattutto ‘‘industriale’’ – attraverso seminari, riflessioni, assemblee e conferenze pubbliche, ecc. In altre parole, combattete l’ignoranza al di fuori del ‘‘regno dell’ignoranza’’, ossia all’interno di spazi che restano estranei ai territori della telecrazia – se non quando qualcuno di voi compare in televisione. In quest’ultimo caso vincere l’ignoranza diventa molto difficile. Come pensate allora di combattere l’ignoranza all’interno del suo regno?
STIEGLER: La risposta che ho dato in precedenza riguardava la televisione, ma disgraziatamente il regno dell’ignoranza ha incominciato a svilupparsi ben prima della televisione, attraverso la proletarizzazione. Ora, il programma di Ars Industrialis è ciò che chiamiamo la “deproletarizzazione”. Pensiamo infatti che oggi la proletarizzazione abbracci tutte le categorie sociali, compresa l’alta borghesia, perché per noi la proletarizzazione non è la pauperizzazione né l’impoverimento. Sovente la proletarizzazione può avere tali conseguenze e purtroppo oggi la pauperizzazione è una conseguenza massiva, ma la proletarizzazione è un’altra cosa. La proletarizzazione è precisamente la perdita del sapere, ossia l’estensione dell’ignoranza, la crescita dell’ignoranza. Essa si produce, secondo noi, innanzitutto per delle ragioni tecnologiche. Ciò significa che la proletarizzazione non è indotta dalla volontà di qualcuno, ma dal fatto che l’industrializzazione e lo sviluppo della tecnologia si producono essenzialmente attraverso l’esteriorizzazione dei saperi nelle macchine, negli strumenti, ecc. Così, lo sviluppo della tecnica comincia sempre con il corto-circuitare i saperi, ossia producendo proletarizzazione. Ed è questo ciò che vuol dire ‘‘proletarizzazione’’ nel senso principale che è stato utilizzato per la prima volta da Marx – ma che è descritto in modo più generale anche da Adam Smith. Noi pensiamo che per combattere questo processo di proletarizzazione non sia assolutamente necessario opporsi alla tecnologia, perché non crediamo che sia possibile opporsi alla tecnologia e all’industria; lo si può combattere, invece, sviluppando un altro rapporto con l’industria e la tecnologia. Da questo punto di vista siamo post-marxisti (lo stesso Marx pensava che fosse necessario impadronirsi dell’industria, e non opporvisi), poiché non utilizziamo la stessa logica dei marxisti, ma al tempo stesso riprendiamo alcune analisi di Marx. Possiamo prendere come esempio il software libero, perché si sviluppa come una nuova pratica della tecnologia che non si basa sulla distruzione dei saperi, ma al contrario è fondato sulla loro condivisione e sul loro sviluppo. Questo aspetto del software libero è stato compreso da molti, a cominciare dai pensatori italiani – Paolo Virno, per esempio, e molti altri che sono vicini a Toni Negri (io mi riferisco maggiormente a Simondon). Insomma, anche noi siamo vicini a chi, in Italia, pensa che il software libero porti in effetti a un nuovo modello economico e industriale in grado di svilupparsi parallelamente. Inoltre, noi pensiamo che tale modello sia generalizzabile, semplicemente poiché è razionale.